COME RENDERE SICURA LA “CASA CONNESSA”

20 LUGLIO 2026

La smart home è entrata stabilmente nel perimetro dell’impiantistica residenziale. Assistenti vocali, videocitofoni IP, termostati intelligenti, telecamere, sensori antintrusione, attuatori per luci e tapparelle, elettrodomestici connessi e sistemi domotici interfacciati a Internet compongono un ecosistema sempre più articolato. In termini tecnici si parla di IoT, Internet of Things: oggetti fisici dotati di connettività, capacità di raccolta dati e, spesso, possibilità di comando da remoto tramite app o piattaforme cloud.

La smart home mira a migliorare qualità della vita, sicurezza, gestione degli impianti ed efficienza energetica. Questa evoluzione, tuttavia, ha modificato il concetto di sicurezza dell’abitazione. Non basta più proteggere il quadro elettrico, dimensionare correttamente le linee o rispettare le regole installative: ogni dispositivo connesso diventa un possibile punto di ingresso nella rete domestica. Una telecamera IP configurata male, un router lasciato con password di fabbrica o un gateway domotico non aggiornato possono trasformarsi in una vulnerabilità concreta e, potenzialmente, molto pericolosa. Ne consegue che progettisti ed installatori sono chiamati in causa per assicurare che l’adozione delle nuove tecnologie non divenga una vulnerabilità a vantaggio di malintenzionati.

Le principali criticità note nei sistemi IoT riguardano innanzitutto credenziali deboli, predefinite o addirittura non modificabili. A queste si aggiungono servizi di rete non necessari lasciati attivi, interfacce web o app non adeguatamente protette, trasmissione o archiviazione dei dati senza cifratura, firmware obsoleti, aggiornamenti non sicuri e impostazioni di default troppo permissive. Il problema non è solo tecnico, ma anche di privacy. Un assistente vocale, una telecamera interna o un sensore di presenza trattano informazioni molto vicine alla sfera personale: abitudini, orari, immagini, audio, presenza o assenza degli occupanti. Se compromessi, questi dispositivi possono esporre dati sensibili o consentire accessi abusivi.

Organismi ed agenzie a livello internazionale si stanno attivamente occupando della questione. L’Agenzia europea per la cybersicurezza (ENISA) sottolinea la necessità di affrontare la sicurezza IoT con un approccio di ciclo di vita, dalla progettazione alla manutenzione; contemporaneAmente, il programma NIST (National Institute of Standards and Technology) sulla cybersecurity per l’IoT richiama l’importanza di standard, linee guida e strumenti per migliorare la sicurezza dei dispositivi connessi e degli ambienti in cui operano. Il Cyber Resilience Act (organismo europeo) introduce requisiti obbligatori di cybersecurity per prodotti hardware e software, con attenzione alla progettazione, allo sviluppo, alla manutenzione e alla gestione delle vulnerabilità lungo tutto il periodo di vita dei beni interconnessi. Tra gli esempi sui quali le istituzioni europee richiamano l’attenzione, vi sono telecamere domestiche connesse, frigoriferi smart, TV e giocattoli collegati alla rete.

Per rendere più sicura una casa connessa servono quindi misure semplici ma sistematiche.

  1. La prima è eliminare le configurazioni di fabbrica: cambiare subito username e password di router, telecamere, NAS, gateway domotici e account cloud. Le password devono essere robuste, uniche per ogni servizio e, dove possibile, protette da autenticazione a più fattori.
  2. La seconda misura è mantenere aggiornati firmware, app e sistemi operativi, abilitando gli aggiornamenti automatici se disponibili. 
  3. Vi sono poi ulteriori misure, più specialistiche, quali la disattivazione della modalità UPnP sul router (comoda ma pericolosa), limitare l’accesso remoto, evitare l’apertura diretta di porte verso Internet e preferire VPN dedicate per collegarsi alla rete domestica dall’esterno. Questi ultimi aspetti, molto tecnici, stanno assumendo vitale importanza nell’assicurare la protezione delle reti domestiche (e non solo) soprattutto con la crescita esponenziale dello smart working in epoca post-Covid. 
  4. Un’altra buona pratica è separare la rete IoT (quella dedicata alla domotica/smart home) dalla rete principale. Creare una rete guest o una VLAN dedicata ai dispositivi smart riduce il rischio che la compromissione di una lampadina Wi-Fi o di una telecamera consenta di raggiungere PC, smartphone, NAS o sistemi di lavoro. 
  5. È altrettanto importante configurare correttamente il firewall del router (dispositivo che limita gli accessi), monitorare i dispositivi collegati, disattivare servizi non utilizzati e acquistare prodotti di marchi affidabili, con documentazione chiara, aggiornamenti garantiti e funzioni di sicurezza dichiarate.

Il ruolo dell’impiantista diventa quindi centrale. Chi progetta o installa una smart home non consegna solo punti luce, attuatori o scenari domotici, ma un’infrastruttura digitale che deve restare sicura nel tempo. Per questo la cybersecurity va integrata fin dal progetto: scelta dei dispositivi, segmentazione della rete, credenziali, aggiornamenti, accessi remoti e formazione minima dell’utente finale. La casa intelligente, in definitiva, è davvero tale solo se comfort, efficienza e connettività procedono insieme alla protezione dei dati e della privacy.

Daniele Fornè, Perito Industriale 

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