COMMENTO SUL PREZZARIO 2026

9 SETTEMBRE 2026

Dal computo al cantiere: le fragilità del Prezzario Lombardia 2026

Per il progettista che opera in Lombardia, il Prezzario regionale dei lavori pubblici dovrebbe costituire un valido ausilio per determinare il costo delle lavorazioni e, di conseguenza, per redigere il computo metrico estimativo a corredo della progettazione delle opere pubbliche. Difatti, il Codice dei contratti pubblici lega la determinazione dei costi ai prezzi correnti dei listini regionali e, solo quando una lavorazione non è disponibile, il progettista può costruire un nuovo prezzo con un’analisi specifica, fondata su risorse e quotazioni di mercato attendibili.

Quello che dovrebbe essere uno strumento efficiente, agli effetti pratici si dimostra ben lungi dall’esserlo. Un prezziario deve avere quotazioni rispecchianti l’andamento del mercato, le descrizioni delle voci di prezzo devono essere strutturate affinché l’impresa abbia perfettamente contezza di cosa sta quotando ed i materiali rappresentati devono essere aderenti alle tecnologie disponibili. Non da ultimo, la struttura, ovvero la suddivisione nei capitoli entro i quali i prezzi sono contenuti, deve essere efficiente in termini di comprensibilità ed immediatezza di ricerca.

Tutto questo è ampiamente disatteso: proprio su questi aspetti il Prezzario lombardo mostra ancora diverse fragilità, soprattutto nel settore impiantistico. Alcuni prezzi risultano disallineati rispetto alle reali condizioni di mercato, sia in termini di quotazione economica che di declaratorie. Queste ultime, spesso, sono di difficile interpretazione: per comprenderle occorrono più letture e una certa predisposizione alla filologia tecnica; il pericolo concreto è creare ambiguità interpretative. Il progettista finisce così per interrogarsi, non soltanto su quale voce utilizzare, ma anche sulla sua effettiva attendibilità. Dubbi che, a cascata, si ripercuotono sull’impresa chiamata a formulare l’offerta e, aspetto assai problematico, sulla fase esecutiva dei lavori.

C’è poi il tema dell’aggiornamento tecnologico. Nell’edizione 2026 compaiono ancora numerose voci relative a plafoniere fluorescenti, mentre il mercato dell’illuminazione si è spostato quasi interamente verso il LED. È un esempio, non l’unico, del divario tra uno strumento amministrativo e un settore nel quale prodotti e soluzioni cambiano rapidamente. Anche la suddivisione e la codifica delle voci, nonostante le novità degli ultimi aggiornamenti e l’introduzione della piattaforma digitale, non sempre rendono rapida la ricerca. Il rischio è di sapere cosa si vuole computare ma non dove il Prezzario abbia deciso di nasconderlo.

Le conseguenze non sono soltanto qualche minuto perso davanti allo schermo. I tempi di redazione del computo aumentano e diventa frequente ricorrere a indagini di mercato e analisi di nuovi prezzi per rappresentare in modo più realistico le lavorazioni previste. Il tutto comporta un dispendio di energie che potrebbero essere profuse in altri ambiti progettuali, oltre alla frustrazione di dover operare in modo inefficiente e inappagante dal punto di vista della resa qualitativa del lavoro. Terminato l’iter progettuale, non va dimenticato che, a valle, l’impresa può trovarsi a dover quotare voci difficili da collegare agli elaborati del progetto, con possibili equivoci nella formulazione dell’offerta. Il cantiere a questo punto rischia di divenire il luogo ove tutte le contraddizioni emergono.

Il problema è ormai riconosciuto anche a livello istituzionale. Dopo le segnalazioni provenienti dal comparto tecnico, Regione Lombardia ha promosso un sondaggio rivolto a professionisti, imprese e operatori del settore, aperto fino al 15 settembre 2026, finalizzato a raccogliere contributi, esperienze operative e criticità puntuali in vista della revisione e razionalizzazione del Prezzario. È un’iniziativa necessaria: perché un buon prezzario non deve soltanto contenere molti prezzi. Deve consentire al tecnico di trovare quello giusto, capirlo e avere ragionevoli motivi per credere che rappresenti ciò che si costruirà.

Daniele Fornè, Perito Industriale dell’Ordine di Sondrio

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