FOTOVOLTAICO E PREVENZIONE INCENDI: VANTAGGI E CRITICITÀ

29 APRILE 2026

Fotovoltaico e prevenzione incendi: cosa cambia con le Linee guida VV.F. 2025

Nel corso dell’ultimo quindicennio la disciplina antincendio, applicabile agli impianti fotovoltaici, ha conosciuto un’evoluzione significativa, strettamente connessa alla crescita esponenziale delle installazioni su edifici civili e industriali.

Il primo riferimento organico emanato dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco è rappresentato dalla “Guida per l’installazione degli impianti fotovoltaici” (DCPREV n. 1324 del 7 febbraio 2012), successivamente integrata con la Nota n. 6334 del 4 maggio 2012. In tale contesto normativo, il punto fermo era che l’impianto fotovoltaico, in quanto tale, non costituiva attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi ai sensi del DPR 1° agosto 2011, n. 151. Tuttavia, qualora installato a servizio di un’attività soggetta al citato DPR, poteva determinare un aggravio delle condizioni di sicurezza antincendio e, pertanto, richiedere una valutazione progettuale e, nei casi previsti, l’aggiornamento degli atti autorizzativi.

In altri termini, l’impianto fotovoltaico, per la prima volta, veniva attenzionato ai fini della prevenzione incendi. La guida aveva un’impostazione prevalentemente orientativa, individuando le principali criticità connesse alla presenza di moduli fotovoltaici in copertura, quali: interferenza con sistemi di evacuazione dei prodotti di combustione, ostacolo alle operazioni di spegnimento, possibile propagazione dell’incendio lungo la copertura, presenza di parti in tensione anche in assenza di alimentazione di rete; inoltre, richiamava la necessità di installare l’impianto “a regola d’arte”, in conformità alle norme tecniche di settore. Tale richiamo generico alla “regola dell’arte”, risultava invero superfluo, in quanto tutti gli impianti elettrici debbono rispettare tale principio, così come previsto dal Codice Civile e da specifici riferimenti di legge. Sostanzialmente, nonostante emergesse chiaramente che il progettista fosse chiamato a dimostrare che l’intervento non comportasse un peggioramento del livello di sicurezza dell’attività servita, il documento non strutturava in modo puntuale requisiti per ogni fase del ciclo di vita dell’impianto.

Con la Nota DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha introdotto una nuova “Linea guida di prevenzione incendi per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione di impianti fotovoltaici”, sostituendo integralmente i precedenti disposti del 2012.

Il cambio di approccio è evidente: il documento non si limita più a fornire indicazioni di massima, ma definisce un quadro tecnico applicabile agli impianti con tensione nominale in corrente continua fino a 1.500V, installati all’interno o a servizio di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, nonché agli impianti interferenti con esse.

Le nuove linee guida ampliano il perimetro di attenzione includendo esplicitamente le fasi di esercizio e manutenzione, oltre alla progettazione e all’installazione. Vengono precisati criteri relativi al posizionamento dei moduli, alla gestione delle vie cavi, all’ubicazione di inverter e quadri elettrici, alla necessità di garantire la fruibilità dei percorsi di esodo e la funzionalità dei sistemi di ventilazione e smaltimento fumi. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre la probabilità di innesco di incendio e limitarne la propagazione, salvaguardando al contempo l’operatività delle squadre di soccorso.

La successiva Circolare DCPREV n. 14668 del 10 settembre 2025 ha inoltre disciplinato la fase transitoria, consentendo ai progetti già avviati di concludersi secondo la normativa previgente.

Il passaggio dal 2012 al 2025 segna quindi il superamento di un’impostazione prevalentemente interpretativa a favore di un costrutto più prescrittivo e strutturato. Sotto il profilo della sicurezza, i benefici sono evidenti: maggiore chiarezza dei criteri progettuali, uniformità applicativa sul territorio nazionale, migliore integrazione tra impianto fotovoltaico e misure di protezione antincendio dell’edificio, obbligo di una gestione documentata nel tempo. La definizione di requisiti specifici riduce le ambiguità e contribuisce a innalzare il livello complessivo di prevenzione.

Accanto ai vantaggi, emergono però alcune criticità. L’incremento del livello prescrittivo comporta una maggiore complessità progettuale e un più elevato onere documentale. In edifici con coperture con estensione limitatata o fortemente compartimentate, il rispetto delle distanze, dei corridoi tecnici e delle interferenze con evacuatori di fumo può tradursi in una riduzione della superficie effettivamente disponibile per l’installazione dei moduli, con possibili ripercussioni sulla potenza installabile e sulla redditività dell’investimento. Anche la gestione in esercizio, con registrazioni e controlli periodici formalizzati, implica un impegno organizzativo più strutturato per il titolare dell’attività.

Le disposizioni del 2025 rappresentano un salto qualitativo nella gestione del rischio incendio connesso agli impianti fotovoltaici. I principali punti di forza risiedono nella maggiore chiarezza tecnica, nell’omogeneità applicativa e nell’innalzamento del livello di sicurezza per occupanti e soccorritori. Gli aspetti critici sono legati a un aumento della complessità progettuale, dei costi indiretti e, in alcuni casi, a limitazioni spaziali che possono incidere sulla massimizzazione della produzione energetica. Si tratta, in definitiva, di un bilanciamento tra esigenze di sicurezza e obiettivi di efficientamento energetico, che richiede oggi una progettazione ancora più integrata tra competenze antincendio ed elettrotecniche.

Articolo di Daniele Fornè, Perito Industriale

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