INTERVISTA PAOLO BERNASCONI – PRESIDENTE USCENTE DI EPPI

15 APRILE 2026

Quale linea di sviluppo è stata scelta per Eppi in questi anni?

Più che di linee di sviluppo, credo sia più opportuno parlare di scelte gestionali assunte, in base a dati economici e finanziari oggettivi e verificabili, oltre che ad analisi attuariali di lungo periodo normativamente richieste e avvalorate dai ministeri centrali.

Preme ricordare che l’Eppi assolve ad un mandato di diritto costituzionale: garantire un’adeguata previdenza alla comunità dei liberi professionisti periti industriali iscritti. Si tratta di una scelta che la nostra categoria professionale ha fatto 30 anni fa, cogliendo l’opportunità del d.lgs 103/96: incaricare un Ente di nuova fondazione della gestione previdenziale di chi esercita la nostra professione.

Come in ogni sfida, questa opportunità non era esente da rischi e difficoltà.

L’Eppi nasce operando in un regime previdenziale cd. di “contributivo puro” – a fine anni 90 inedito nel nostro Paese, perché disconnesso da quel patto intergenerazionale su cui la nostra previdenza nazionale si era sempre regolata – in un inquadramento giuridico che, se per un verso gode di autonomia privatistica, dall’altro è contratto in controlli e valutazioni di organi e amministrazioni centrali. Ovvero: ogni riforma o deliberazione regolamentare, concepita in virtù della nostra autonomia gestionale e dunque per noi ottimizzante, non può essere comunque attuata senza l’avvallo degli organismi vigilanti e dei ministeri centrali.
Spiace per questa lunga premessa, ma ritengo sia necessaria per rispondere alla domanda, che a questo punto posso sostanziare in due parole: sostenibilità e adeguatezza.
Ovvero: il nostro lavoro in questi anni in Eppi è stato guidato dalla volontà di costruire solidità e sicurezza economico-finanziaria per i colleghi iscritti liberi professionisti, versando quante più possibili risorse sui capitali previdenziali versati e accantonanti sui montanti da ciascun professionista in questi 30 anni. Capitali – o meglio, investimenti – previdenziali, che nel sistema contributivo determinano l’assegno pensionistico futuro di ciascuno.

Oggi possiamo dimostrare che queste politiche gestionale ed amministrative, con avvallo ministeriale, hanno portato ad un Ente patrimonialmente solido, e, dalle stime attuariali, lo sarà anche nei prossimi 50 anni.

 Quale futuro attende l’Ente?

Con queste basi, il nostro Ente è diventato un modello nel comparto del sistema previdenziale privato di metodo contributivo puro. A dichiararlo ci sono i numeri, i bilanci, i rapporti e le dichiarazioni fatte da autorevoli personalità esperte.

La strada è stata tracciata, funziona e dà risultati concreti ormai da oltre un decennio: occorrerebbe solo continuare a perseguirla.

Prendendo spunto da una citazione di John C. Maxwell, autore ed esperto di leadership: “Non c’è eredità più grande per un leader che un successore pronto a fare meglio”

Chi sarà alla guida del nostro Ente, sono certo, saprà cogliere la necessità di dare un segno di continuità a sviluppare il modello profittevole funzionale che è stato fino ad oggi concretizzato. 

Il welfare. Anche in campo sanitario avete imboccato una nuova strada. Quale?

Di nuovo, una premessa a questa domanda: gli Enti come il nostro, fondati come dicevo in forza del d.lgs 103/96, non hanno l’obbligo di legge di “fare welfare”. Offrire servizi, sostegni, rimborsi e aiuti per la famiglia, la salute, la professione dei nostri iscritti è un’opportunità che ogni ente professionale privatistico ha di realizzare, rispondendo alle specifiche esigenze della platea che tutela.

L’obiettivo di Eppi ha da sempre scelto di interpretare questa possibilità in un dovere.

Non è solo costruire una previdenza di domani il più possibile adeguata, ma anche destinare oggi risorse per un’assistenza che sia il più possibile ampia e di sostegno quotidiano agli iscritti e alle loro famiglie.

Cosa non sovvenzionare se non la salute? Come si può esercitare la professione ed esprime con profitto il valore delle proprie competenze distintive, se non si è in una condizione di salute adeguata? E se a versare in condizioni di malattia fosse un famigliare?

Ecco: queste sono le domande alle quali in Eppi abbiamo cercato di dare una concreta risposta.
In primo luogo, Lo abbiamo fatto con l’adesione alla fondazione di Emapi – l’Ente di Mutua Assistenza per i Professionisti Italiani. Tramite questa associazione, chiunque sia iscritto all’Eppi gode gratuitamente di check-up annuale, di rimborsi e sostegni in caso di ricoveri e grandi interventi, oltre ad un una rendita vitalizia di oltre 2.000 euro nel caso si perda, malauguratamente, l’autosufficienza.

Insomma, in un Paese che purtroppo sta perdendo terreno rispetto al Servizio Sanitario Nazionale, l’Eppi c’è per il perito industriale iscritto, con un’alternativa reale, concreta e gratuita.

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